Chiesa San Domenico

Chiesa San Domenico - Esterno

Chiesa San Domenico – Esterno

La Chiesa di S. Domenico, unitamente al convento fu voluta da uno dei discepoli del Santo, il beato Nicola da Giovinazzo, il quale, già nell’anno della costruzione della Chiesa, cioè nel 1230, vi stabilì l’ordine dei Padri Predicatori.

ESTERNO

Ha conservato la struttura duecentesca, ad eccezione della parte terminale della facciata, che originariamente era a cuspide. La facciata, di stile romanico-pugliese, è dominata dal motivo degli archetti ciechi con lesene, ripetuto sulle pareti laterali. Al centro vi è un portale architravato, su cui poggia un telamone che, a sua volta, regge un bellissimo rosone, raffigurante la ruota della fortuna e collocabile tra il 1230 e il 1270. Ai lati emergono figure di uomini, mentre, in alto, quella dell’Arcangelo Michele.

INTERNO

La pianta è a croce latina, a tre navate, con un modesto transetto. Originariamente la volta era a capriate. Nel 1609, però, a seguito di lavori di ristrutturazione, essa fu demolita e ricostruita in tufo, poggiante su pilastri divenuti compositi, per sostenerne il peso; nel 1661 avvenne la sostituzione della copertura originaria con una volta a botte. Sovrasta l’ingresso, nella cantoria, un bellissimo organo del ‘600; alla base vi è un discreto dipinto di ignoto. Nella navata di destra, subito dopo l’ingresso, c’è un sepolcro, sormontato da un ritratto su tela, raffigurante Orazio Persio, noto giureconsulto e scrittore materano (1 58Q-1648), lì sepolto. Immediatamente dopo, si può ammirare la Cappella della famiglia Persio, alla quale lavorò Orazio Persio con il figlio Giulio (1649). Su una delle pareti laterali di essa, di recente, è venuto alla luce un affresco, che riproduce la Visitazione (1600). Segue un primo altare, su cui si trova una discreta copia della “Sacra Famiglia” di Raffaello, eseguita da Domizio Persio, materano, vissuto tra Cinquecento e Seicento. Proseguendo, sull’altare successivo si può osservare una tela raffigurante la Pietà (1614), opera del materano Giovanni Donato Oppido. Segue la Cappella della Madonna del Rosario, costruita tra il 1577 e il 1588 dai maestri Domeniello e Marchitello in collaborazione con Nicola de Mola. Su un pilastro una lapide ricorda che, per intercessione della Madonna del Rosario, nel 1630, la città di Matera fu salvata da una terribile pestilenza. La Cappella, a base ottagonale, ha una cupola emisferica, a cassettoni, culminante in un lucernario, abbellito a sua volta da una carola di angeli, scolpiti nel tufo. All’interno, si rilevano tele di un certo interesse, compresa quella dell’altare, attribuita al materano Vito Antonio Conversi (XVIII sec.). In particolare, poste simmetricamente all’altare, entro due nicchie, si possono osservare le statue, in tufo, delle sante Lucia e Agata, di autore ignoto (XVII sec.). Il recente restauro effettuato sull’arco d’ingresso alla Cappella ha evidenziato l’esistenza di bassorilievi raffiguranti san Domenico, san Giacinto, san Pietro Martire da Verona, un Vescovo, confratelli incappucciati, ed infine i committenti (XVI sec.). L’ultimo altare della navata di destra è dedicato a san Tommaso D’Aquino, opera di Giovanni Donato Oppido (1632). Nella navata di sinistra, in alto sulla parete, si scorge, procedendo dall’ingresso, un dipinto di santa Caterina (XVIII sec.). Proseguendo, sul primo altare, si può ammirare un dipinto dedicato all’Annunciazione, opera di Vito Antonio Conversi (1753); sull’altare successivo, c’è una Madonna col Bambino, san Vincenzo e san Giacinto, opera di Antonio Sarnelli (1781). Subito dopo, nella terza campata, si trova una tela di 8b93f56d22Conversi raffigurante san Domenico; nella nicchia sottostante, invece, c’è una statua in tufo – la Madonna della Sanata – attribuita allo scultore Stefano da Putignano (1518). Sul terzo altare vi è Gesù. Si giunge quindi davanti alla porta, ora murata, che in passato serviva a dare l’accesso al convento, adiacente alla Chiesa. In alto, sulla volta, figura l’arme di Ferdinando IV. Sull’ultimo altare, infine, troneggia la statua di san Pietro martire da Verona, attribuita a Stefano da Putignano (1518). Passando all’altare maggiore, oltre al complesso in cartapesta della Madonna del Rosario, si nota la bellissima tela di autore ignoto, dal titolo “La glorificazione di san Domenico” (XVII sec.). Quindi, prima dell’arco trionfale, in una nicchia, c’è la statua in legno e stoffa di san Domenico (XIX sec.); sul lato destro, posta nel muro, si ammira una stupenda acquasantiera in ceramica (1754). Nella sacristia sì conservano numerose tele del XVII sec. Come si è detto, il convento fu costruito contemporaneamente alla Chiesa, perciò è anch’esso collocabile intorno al 1230. Il terreno era di proprietà di una nobile famiglia materana, i Ciccarelli, che ne fecero dono al Beato Nicola da Giovinazzo. Chiesa e convento furono situati ai margini della cinta muraria, lungo la zona detta “dei Foggiali”, protetta da una serie di fortificazioni turrite che, in parte, furono demolite durante la costruzione del monastero della Annunziata e, in parte, per fare spazio ad una nuova strada (l’odierna Via XX Settembre). Il convento venne ampliato a seguito di lavori di ristrutturazione del 1609, diretti dall’architetto domenicano Domenico Marinari (che sostenne anche la spesa per la costruzione del chiostro). Nel 1745, dopo altre trasformazioni, la Chiesa fuconsacrata da Mons. Lanfreschi; il convento, invece, fu soppresso e secolarizzato da Gioacchino Murat, nel 1814, dopo l’emanazione delle leggi eversive. Oggi è sede della Prefettura.